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Vergogna!

Chi e’ Ennio Bordato?

Notizie biografiche dal sito del Consolato Onorario Russo del Trentino

ennioEnnio BORDATO
[Rovereto, 1957]

Esperto in Relazioni Industriali. Nel 1981, durante un fortuito viaggio a Mosca accusa il “Mal di Russia“. Da allora, ritorno dopo ritorno, ne ha appreso la lingua, le tradizioni e la cultura.
Ha pubblicato per le Edizioni Osiride “La Nuova Costituzione Russa” [Rovereto, 1994], “Sotto un cielo straniero. Vita e memorie di una Principessa russa in esilio” [Rovereto, 2009 4] Ha pubblicato, con il coautore Michail Talalay per le Edizioni “Aleteja”, la versione russa “Под чуждым небосводом” [San Pietroburgo, 2009) oltreché innumerevoli altri scritti ed interventi.

Ha fondato l’Associazione "Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus"
[www.aiutateciasalvareibambini.org], di cui è Presidente, in aiuto alla Clinica pediatrica RDKB di Mosca e all’infanzia russa in difficoltà

• Nel 2007 e stato insignito del titolo “Operatore Onorario della Clinica RDKB” di Mosca.
Nel 2010 e stato insignito della cittadinanza onoraria della città di Beslan

Articolo trattto da Il Post

Affianchiamo i nostri titoli metaforici (tipo «guerra per la Mogherini») e le immagini di ieri dall’Ucraina orientale: sarà un’operazione più utile di un saggio di geopolitca, per cogliere il nucleo vero del dramma europeo.

Da una parte ci sono le procedure barocche di Bruxelles, i processi decisionali infiniti, i machiavellismi tra leadership, governi e partiti. Dall’altra, crisi che non aspettano; conflitti che letteralmente esplodono al confine dell’area di influenza col vicino russo; emergenze umanitarie che si aggravano sulle rive del Mediterraneo; una tragedia israelo-palestinese nella quale l’Europa s’è illusa di poter recitare un ruolo, per poi ritrarsi inutile e indesiderata.

Non stiamo qui a dire che la nomina del ministro Mogherini al vertice della politica estera comunitaria sarebbe stato chissà che segnale: anni di baronessa Ashton sono scivolati via come acqua sui sassi. Né il rinvio delle nomine dei commissari di Juncker rappresenta di per sé un dramma: appunto, consuetudini di Bruxelles, tanto la Commissione deve insediarsi tra ottobre e novembre, e nel frattempo le scelte che contano possono consumarsi su altri piani, in altri luoghi ancor più rarefatti e remoti.
Salta però agli occhi che il no contest con cui s’è chiuso il vertice di mercoledì notte conferma la malattia cronica dell’Unione, nient’affatto guarita ora che Angela Merkel è assisa al centro del sistema senza competitori né contrappesi: il nanismo politico. Che a sua volta è figlio del compiacimento col quale le classi dirigenti dei 28 stati giocano permanentemente al proprio Risiko, incrociando veti e ostruzionismi mentre fuori ci sono popoli per i quali la ricca Europa è un mito, o una speranza, o anche solo un aiuto necessario.

L’Italia è andata a Bruxelles con la sua proposta e la determinazione a farsi valere. La nomina di Mrs. Pesc s’è annodata con tante altre partite, e tutti hanno ritenuto meglio far decantare i problemi. Tipica (non) soluzione “all’europea” (obiettivamente non si può più dire: “all’italiana”). Manteniamo ferma l’opzione per un incarico che nessuno ci contesta, e che alla fine probabilmente otterremo. Ma non è una gran consolazione. Perché, con i commissari nominati o senza, l’Europa semplicemente continua a non esistere. Di fronte ai 295 passeggeri del Boeing polverizzati ai suoi confini, alle centinaia di profughi che annegano nei suoi mari, l’Unione non ha molto da dire, né da fare.

 

 

Property and Freedom Society
Sixth Annual Meeting
Bodrum, Turkey, 26-30 May 2011
Karia Princess Hotel

Video shot by Sean Gabb,
Director of the Libertarian Alliance

Yuri Maltsev, Of Customs and Condoms. Moving from One Empire to Another

Un dissidente russo spiega in maniera circostanziata che non sussistono grandi differenze fra le politiche socialiste del partito Democratico americano e la moderna retorica sovietica. Ho specificato di proposito che si tratta di retorica “moderna”, non contemporanea, il che rende la situazione ancora piu’ paradossale perche’ vuol dire che stiamo andando addirittura in controtendenza. Il motto “move forward” scelto dal presidente americano e’ appropriato: si va avanti con la scusa del “bene comune” per smantellare quanto di buono e’ stato fatto…

OMG: LPC says ‘not so fast’ to development next door to St. Charles Borromeo Church

Holy hellfire!

Big-bucks landlord Larry Wohl wants to construct a six-story, four-unit apartment building in landmarked Brooklyn Heights that would loom over the nave of historic St. Charles Borromeo Church.

But the city Landmarks Preservation Commission didn’t give its blessing at a public hearing Tuesday to the proposed transformation of 144 Clinton St. — which is a single-story Art Moderne-style commercial building — into a 75-foot apartment house with a glass storefront.

Instead, Commission Chair Meenakshi Srinivasan, newly appointed by Mayor Bill de Blasio, sent architects for Wohl’s Joseph P. Day Realty Corp. back to the drawing board.

She told architects Harry Simino and Marina Ovtchinnikova they would have to be “more respectful” of the existing building, which was constructed in 1937 and is considered a “contributing building” — one which adds to the historic character of the landmarked district.

The proposed apartment at 144 Clinton St. would tower over St. Charles Borromeo Church, pictured here, its pastor, the Rev. Edward Doran, told the landmarking agency. Photo by Josh RossThe proposed apartment at 144 Clinton St. would tower over St. Charles Borromeo Church, pictured here, its pastor, the Rev. Edward Doran, told the landmarking agency. Photo by Josh Ross

She also instructed them to come up with arguments for why the building should be enlarged and suggested, “The Commission is looking for a lower building.”

Commissioner Frederick Bland, who said he has been a Brooklyn Heights resident for 40 years, called the design presentation “wrong-headed in all its aspects” and said the existing Clinton Street property should not be used as the base of a taller building.

A living legend among preservationists, Otis Pratt Pearsall, appeared at the hearing to offer testimony against the proposed development — saying that disrespecting 144 Clinton as a contributing building would be a mistake that would threaten the integrity of the Brooklyn Heights Historic District.

In the late 1950s and early 1960s, Pearsall was a leader in the ultimately successful fight to make his neighborhood the very first in New York to be granted city landmark protection.

The proposed development is on the corner of Aitken Place, cheek by jowl with St. Charles Borromeo, an 1860s-vintage neo-Gothic Catholic church designed by renowned Irish-American architect Patrick Charles Keely.

Its pastor, the Rev. Edward Doran — known in Brooklyn Heights as Father Ed — said in testimony that the planned apartment would tower over his church and block the light that illuminates a stained-glass window depicting its patron saint.

The architects insisted their design would cut off light from the church mostly on winter mornings.

The planned apartment project would also loom over two 1850s-vintage Italianate townhouses that are its other immediate neighbors.

Tom Chittenden, who has lived at 142 Clinton St. with his wife Wendy since 1973, testified that having a tall building next door would block the sunlight from the townhouses’ gardens, likely kill their trees and “substantially reduce” the homes’ market value.

Joseph P. Day Realty Corp. has owned 144 Clinton St. through an LLC since 1999, according to city Finance Department records. The firm has taken heat from preservationists for allowing a property in the nearby Borough Hall Skyscraper Historic District, Romanesque Revival-style 186 Remsen St., to sit vacant for several years and grow decrepit.

 

Articolo pubblicato su: L’Internazionale

Uno degli aspetti più irritanti del narcisismo contemporaneo è la fissazione di parlare sempre dei propri bambini. Non dico di mandarli a lavorare come si faceva un tempo, ma non è il caso neanche di metterli al centro dell’universo, no? – Rocco

Nel suo Galateo del 1555, il fiorentino Giovanni della Casa scriveva:

Errano parimente coloro che altro non hanno in bocca già mai che i loro bambini e la donna e la balia loro. ‘Il fanciullo mio mi fece ieri sera tanto ridere! Udite: …Voi non vedeste mai il più dolce figliuolo di Momo mio!’. Niuno è sì scioperato che possa né rispondere né badare a sì fatte sciocchezze, e viensi a noia ad ogniuno”.

Questo passaggio ci ricorda tre cose importanti. Primo: Momo è un nome fichissimo. Secondo: nel cinquecento non tutti i bambini lavoravano in miniera. Terzo: è dalla notte dei tempi che i genitori parlano dei figli. Semmai la tendenza contemporanea è quella contraria: incontro sempre più gente che non mi parla mai dei figli. Soprattutto perché non ne ha.

E io trovo piuttosto irritante parlare con amici quarantenni che mi raccontano del concerto dei Daft Punk, di quel nuovo ristorante indo-birmano in centro o dell’incredibile nottata passata a cantare intorno a un falò in spiaggia. Alcuni hanno perfino la faccia tosta di venirmi a parlare di sesso, ti rendi conto? Sto spulciando il Galateo di Giovanni della Casa riga per riga, ma per ora non ho trovato neanche una parola contro questa nuova, grave forma di maleducazione.

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