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NY - Lo ammetto, me lo ero perso. Ieri sera su Netflix ho trovato questo bel film autobiografico di Aureliano Amadei che descrive il drammatico attentato alla base italiana di Nassirya in Iraq occorso nel 2003. Ve lo consiglio, nel caso fosse sfuggito anche a voi.

Nassiriya_-_Aureliano_AmadeiBreve descrizione tratta da Wikipedia:

20 sigarette è un film del 2010 diretto da Aureliano Amadei, tratto dal romanzo “Venti sigarette a Nassirya” scritto dallo stesso Amadei con Francesco Trento. Il film narra la vicenda autobiografica dello scrittore-regista, coinvolto nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nāṣiriya: «ho cercato di raccontare l’umanità delle persone, anche dei militari, senza retorica. In Iraq mi ci sono trovato per caso e non ci tornerei mai», ha raccontato Amadei.

Questo atteggiamento, afferma il Pontefice, «è esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo». Gesù insegna che «chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?, rimane fuori».

NY - Questa estate, nei pressi di Roma, durante una cena con amici, avevo parlato di questa filosofia nefasta che accomuna tanta parte della generazione dei 60-70enni italiani (e mi dicono, anche europei): la filosofia del “chissefrega”. Facevo notare che proprio “grazie” a questo approccio sistematico verso il sociale, benche’ spesso scaturito dal senso di impotenza e frustrazione generale che si respira in Italia, tante persone (come me) hanno lasciato il paese in cerca di un luogo in cui alle persone “fregasse qualcosa” del mondo che le circonda, per poter costruire qualcosa di valido nella vita e contribuire positivamente alla societa’.

Oggi, sulla Nuova Bussola Quotidiana, ho trovato un articolo intitolato “Ideologia e peccato sono la radice delle guerre“, in cui papa Francesco addita i mali sociali prorio a questa “filosfia del chissenefrega“. Le implicazioni sociali di queso atteggiamento “peccaminoso” sono disastrose e purtroppo ho potuto constatare ancora una volta che ad alcuni sfuggono queste relazioni. Meno male che il papa mi e’ venuto in aiuto; chissa’ forse a lui daranno ascolto…

Letture in corso

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NY - Se vi e’ piaciuto il minimalista “The Trip”, apprezzerete anche il seguito:

NY – Essendo tornata ieri da una breve “vacanza romana”, non potevo esimermi dal pubblicare questo post. Non vorrei infierire troppo, ma possibile che Roma sia lasciata nel degrato piu’ totale? Ora, io non tifavo “Marini”, non lo ritenevo all’altezza allora e visto come vanno le cose i fatti sembrano darmi ragione, ma per un attimo ho sperato in un miglioramento della situazione. Possibile invece che in Italia non ci sia un amministratore in grado di rilanciare Roma come polo turistico e darle il posto che le spetta in Europa? E non parliamo poi dei graffiti che ormai tappezzano anche le Mura Aureliane

Dal blog: Filelleni

06/08/2014

Roma festeggia il bimillenario di Augusto, ma il Mausoleo resta chiuso“. Questo il titolo di un’Ansa di ieri, seguita oggi a ruota dal Giornale. Pare quasi un autogol del ministro Franceschini, visto che gli articoli sono usciti a seguito della conferenza stampa per presentare le molte iniziative statali in occasione del bimillenario dalla morte dell’imperatore Augusto. Ce l’ha messa tutta la soprintendente Mariarosaria Barbera, alla conferenza, a spiegare che il Mausoleo è di pertinenza comunale, e dunque la domanda non doveva essere rivolta a lei ma al sindaco Marino. Ma purtroppo noi gente comune fatichiamo a capire perché ci viene sbandierata una conferenza sul “Bimillenario Augusteo” dove non si parla neppure del Mausoleo. Fatichiamo a credere che, dopo decenni passati a mettere in piedi costosissimi “comitati per le celebrazioni” di pinco pallini qualsiasi, ora l’Italia non abbia avuto il tempo di pensare a colui che, di fatto, l’Italia ha creato e l’ha resa padrona del mondo.

Così ora le iniziative non mancano, ma manca un coordinamento, una cabina di regia che tutto unisca nel nome di Augusto, che spinga il mondo intero a venire quest’anno in Italia, e in particolare a Roma, per ammirare la Roma di Augusto. La città che egli ricevette di mattoni e lasciò di marmo. Dovremmo essere sommersi – adesso e non in autunno – da gente che segue itinerari augustei in lungo e in largo per la città. E invece non c’è nulla neppure un volantino. E poi parliamo di voler incentivare il turismo… Ma la ragione c’è ed è lampante: i luoghi “augustei” sono divisi in parti eguali tra proprietà statale e comunale. Comunali sono il foro di Augusto, l’Ara Pacis, il Mausoleo per l’appunto, ma anche il portico di Ottavia o il teatro di Marcello, per citare solo i luoghi più famosi. Mentre la Soprintendenza archeologica statale ha tutto il Palatino dove Augusto nacque e dimorò, ha la piramide Cestia, la villa di Livia a Prima Porta, e Palazzo Massimo dove sono le pitture della suddetta villa oltre a quella della villa della Farnesina, e la famosa statua di Augusto capite velato da via Labicana. Per non parlare del Pantheon che è addirittura della Soprintendenza per i beni architettonici e monumentali. Per organizzare celebrazioni unitarie sarebbe servito un accordo, e a monte un comitato che agevolasse l’accordo. Ma nessuno ci ha pensato.

Così dopo la mostra dell’anno scorso alle Scuderie del Quirinale, ognuno ha fatto di testa propria. Il Comune ha fatto il botto col pirotecnico spettacolo di Piero Angela al foro di Augusto, ha aperto una mostra all’Ara Pacis su quanto Augusto sia stato preso a modello da capi di stato di tutti i tempi, e a settembre presenterà la Roma augustea in veste ipertecnologica ai Mercati di Traiano. Lo stato riapre alle visite la casa di Augusto e la villa di Livia, aprirà a novembre una mostra su Fasti a Palazzo Massimo, e ha annunciato ieri una lunga lista di meritevolissime riaperture di luoghi finora chiusi al pubblico che paiono però frutto di una programmazione diversa (e comunque benemerita, lo ribadiamo), poi riuniti a fatica sotto il nome di Augusto. Ed è vero che l’anniversario della morte cade il 19 agosto, ma ci aspettavamo una conferenza del genere a dicembre dell’anno scorso, e non in agosto a bimillenario quasi concluso. Un bimillenario che – senza additare necessariamente un colpevole – ha visto il Mausoleo del princeps, la dimora eterna da lui costruita per se stesso e la sua dinastia sul modello delle tombe dei dinasti orientali, il monumento principale attorno a cui tutte le celebrazioni avrebbero dovuto ruotare, immancabilmente chiuso, degradato, e per molti mesi persino allagato. È inutile che si facciano poi tante cose, quando manca l’essenziale: nel mondo circolerà la notizia del bimillenario col Mausoleo abbandonato, e di un’Italia che non ha saputo sfruttare neppure quest’occasione dorata per risalire la china della classifica del turismo mondiale.

È vero, Augusto non ci piace perché l’ha celebrato troppo Mussolini. Anche il Mausoleo ci piace poco per quanto l’ha caricato di significato Mussolini. Ma questo anniversario avrebbe potuto fornire l’occasione per presentare un’immagine diversa del princeps, più moderna e disincantata, e per attualizzare concretamente la storia passata. Mostre e aperture sorprendenti dicono poco senza il filo rosso di un discorso unitario e incisivo. Abbiamo perso un treno, non c’è che dire. In compenso, Dario Franceschini ieri ha annunciato la formazione di una nuova commissione congiunta stato-comune, presieduta da Giuliano Volpe, per disegnare finalmente un progetto condiviso sull’area dei fori (anch’essi ora divisi tra stato e comune). Ha detto anche che questo è solo il primo passo di una politica di integrazione con il Comune di Roma ma anche con enti locali nell’Italia tutta. Ce lo auguriamo perché la divisione di competenze ha creato più danni che vantaggi, a Roma ma anche altrove. Così forse, un giorno, vedremo i fori di Roma finalmente riuniti, e i grandi anniversari non ignobilmente sprecati. Noi continuiamo a sperare.

Inghilterra, un paese in avanzato stato di islamizzazione…

Fonte: alarabiya.net

eeking to boost the Muslim student population at British university, the UK government is developing sharia-compliant loans, the Department for Business Innovation & Skills (BIS) has said in a report published on its website.

The announcement came after four months of consultations on the so-called “Sharia-compliant Alternative Finance Product.”

The consultations focused on gauging the opinions of Muslim students, the Muslim community and the general public in the UK, according to the report.

The “Takaful” Islamic finance model was selected as a potential product to be offered to Muslim students.

Students taking part in the Takaful model “would not be borrowing money and paying it back with interest to a third party, which would not be compliant with Sharia law,” according to the government response.

“Instead the Takaful fund will be established with an initial amount of money that can be donated to the fund or on the basis of Qard Hasan (interest-free loan) and based on a concept of mutual participation and guarantee.”

The rise of tuition fees in since 2012 has affected the way loans are paid back. The current student loans carry an interest rate of Retail Price Index (RPI) +3 per cent. The interest rate during repayment is based on income and is between RPI and RPI + 3 per cent.

The government’s consultation on the new student Muslim loan product had more than 20,000 responses.

A survey showed that the majority of respondents thought the increases in tuition fees and the introduction of a real rate of interest has affected students with religious objections to interest.

A number of respondents said the government should provide Shariah-compliant student loans regardless of how many students would ultimately participate in it.

“We are also clear that the principle of ensuring that this alternative is available given that some students do feel unable to access HE is also vitally important, over and above the exact level of demand,” National Union of Students was quoted by the government’s report.

The government said it has been “working with the Bank of Britain and other Islamic finance experts to develop the Takaful model as a potential alternative to conventional student loans.”

“The overall message is that an Alternative Finance product would be welcomed by the majority although the Government would need to undertake further work to provide greater clarity,” the government said.

 

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