Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero, Anonimo
It is often essential to resist a tyranny before it exists. It is no answer to say, with a distant optimism, that the scheme is only in the air. A blow from a hatchet can only be parried while it is in the air”, G.K. Chesterton
I never considered myself important enough to feel tempted to tell others the story of my life“, Stefan Zweig
Due cose su di me pero’ le posso dire.
- Sono sposata, ahime’, con un brillante filosofo.
- Vivo a New York.
- Ho lavorato per 8 anni in una delle maggiori compagnie petrolifere internazionali.
Detto questo, il blog nasce in seguito al mio trasferimento a New York, periodo di assestamento biologico-cultural-sociale in cui mi diedi assiduamente alla lettura dei quotidiani e dei blog italiani, della stampa e dei blog americani e della stampa internazionale, all’ascolto di conferenze, alla lettura dei classici della filosofia, delle scienze sociali, dell’economia, delle scienze cognitive, della teologia etc. In breve, questo blog nasce dalla necessita’ di rispondere alle domande scaturite dallo “shock culturale” del trasferimento in una realta’ tanto diversa da quella europea, e italiana in particolare. Shock causato in parte dalla immagine distorta degli Stati Uniti che mi portavo dietro dall’Italia.
Riunendo con pazienza i pezzi di questo complesso puzzle in cui viviamo, mi sono fatta un’idea (soggettiva certo) di come gira il mondo: questo blog e’ quindi il frutto delle mie curiosita’ e ricerche. Vi troverete sia articoli originali che articoli pubblicati dai media indipendenti e main stream (non tutti gli articoli che ripropongo rispecchiano alla lettera il mio punto di vista, ma se li trovate su questo blog, vuol dire che li considero validi per aprire un confronto e stimolare la riflessione)
Buona lettura
Potete trovare Il Radicchio Avvelenato anche su: Paperblog e Liquida
Giusto. La crisi della societa’ americana, che poi e’ quella della societa’ occidentale in generale, visto che siamo tutti interessati da epocali cambiamenti in questo secolo, non dipende dal capitalismo dalla corruzione e neanche dal melting pot. Pero’, come dice bene Murray, come mai si sono create queste “sacche di resistenza” a quei valori e quelle visioni caratteristiche della societa’ americana? Siamo proprio sicuri che il tempo appianera’ queste resistenze? Purtroppo non sempre e’ cosi’. Come mai inoltre una protesta pacifica si e’ trasformata poi in movimento nazionale (Occupy Wall Street) contro il sistema capitalista ritenuto il solo responsabile della crisi mondiale, tanto da farsi promotore di un cambiamento dello stesso modello politico americano in chiave addirittura comunista? Il problema esiste ma e’ ben piu’ ampio di quei tre fattori sopra citatati, come dici giustamente. Si tratta proprio di una crisi di identita’ culturale a cui la politica e il mondo accademico non riescono a dare soluzioni esaustive e sono anzi, parte integrante del problema
Credo che parlare di melting pot sia alquanto inappropiato se riferito al modello sociale che si vive negli Stati Uniti. Credo di poterlo dire dopo aver vissuto per tre anni negli USA, aver frequentato le loro scuole, aver fatto la loro vita ed essermi incontrato e scontrato ripetutamente. Di indigeni originali non ve ne sono rimasti o forse non ve ne sono mai stati, poichè anche gli indiani a veder bene sono arrivati dall’Asia. Pertanto sono tutti coloro che si sono trasferiti negli USA per rimanervi e costruire il proprio futuro, che per primi hanno compreso che chiunque arrivi nella loro terra – per essere un cittadino americano a pieno titolo – deve conoscere la costituzione, le istituzioni, le tradizioni e deve contestualmente abbandonare tutto ciò che appartiene al suo passato. Questo concetto, che può sembrare una violenza imposta ad i nuovi arrivati, è in realtà fondamentale perchè gli USA non si sono mai potuti permettere ne lo potranno mai, consentire che chi arrivi da Loro possa continuare a fare la sua vita come la faceva nel proprio paese d’origine. Per crudele che possa sembrare, inizialmente imposta dal Governo durante la prima e la seconda guerra mondiale, questa politica viene oggi portata avanti dagli stessi americani – o forse sarebbe più corretto parlare di immigrati naturalizzati – che sono tuttavia coscienti di questa necessità. Ove tale pressione non viene esercitata, permangono quelle sacche di resistenza che alimentano il malcontento nei periodi di crisi. Quindi la presunta crisi della società americana non è dovuta a corruzzione o capitalismo o melting pot…ma alla constatazione che a seguito degli ultimi grandi flussi migratori verso gli USA non vi è stato ancora un completo assorbimento degli immigrati che ancora non hanno abbracciato totalmente il nuovo paese…quello che li proteggerà e li farà sentir fieri di avergli dato una nuova vita, una nuova chance che nella vecchia patria gli era stata negata.